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Piante Officinali

Energy Drinks ed estratti vegetali – parte 2

Energy Drinks e Caffeina

La caffeina contenuta negli energy drinks viene assorbita al 99% entro un’ora a livello intestinale, entra in circolazione dopo 30 minuti dall’assunzione, e raggiunge il suo picco massimo entro 2 ore. Ha un’emivita di 3-6 ore nei soggetti adulti[1] ed è eliminata tramite urine, in cui è possibile rintracciarla nella misura del 3-10% della quantità ingerita. Tale metabolismo è molto più lento nei bambini e nelle donne in stato di gravidanza, che ne subiscono effetti molto più forti e duraturi.

Gli effetti della caffeina

Principalmente la caffeina:

  • per l’effetto sul sistema nervoso è classificata come blando psicostimolante che induce un miglioramento dello stato di allerta, un aumento delle catecolammine e β – endorfine, che comporta aumento della soglia del dolore e diminuzione del senso di fatica;
  • per l’effetto sull’apparato cardiovascolare, può essere associata a delle patologie che colpiscono l’apparato, come ad esempio, un aumento della pressione arteriosa e un aumento del colesterolo;
  • per l’effetto sul sistema gastrointestinale, la caffeina aumenta la produzione di acido cloridrico e pepsina nello stomaco, aumenta il rilascio di acidi biliari nell’intestino tenue favorendo la digestione;
  • per l’effetto sul metabolismo, la caffeina è considerato un ottimo termogenico che associato alla capacità di stimolare e migliorare il lavoro fisico, può contribuire al mantenimento del peso corporeo.

C’è da segnalare che per la guaranina, o caffeina del guaranà, la farmacocinetica è diversa rispetto a quella della caffeina del caffè o pura: il guaranà infatti contiene un’alta frazione lipidica ed è ricco di composti fenolici come le procianidine oligomeriche che rallentano l’assorbimento dell’alcaloide, che avviene così in maniera più graduale. La sua efficacia biologica si manifesta dopo 45 minuti dall’assunzione e ha un’emivita di 6 ore circa, pertanto gli effetti sono prolungati, motivo per cui spesso viene preferita alla caffeina proveniente da altre fonti.

L’Acido Clorogenico negli Energy Drinks

Per quanto concerne l’acido clorogenico, la sua attività antiossidante si esplica sia inibendo la formazione delle specie radicali dell’ossigeno, sia interrompendo la propagazione delle reazioni ossidative, mediante la formazione di un radicale stabile che non propaga la reazione. Studi recenti sembrano dimostrare che sia in grado di intervenire nella regolazione dei livelli di glucosio nel sangue, per azione specifica sulle reazioni di gluconeogenesi e glicogenolisi epatica, essendo un inibitore della glucosio-6-fosfatasi, un enzima che svolge un ruolo di primaria importanza nell’ omeostasi glicemica del sangue. L’effetto sul controllo degli zuccheri nell’organismo è amplificato da un secondo meccanismo: l’inibizione del loro assorbimento. Si ipotizza che questo avvenga attraverso un meccanismo di intervento specifico e diretto sulle cellule della mucosa intestinale, determinando una riduzione del passaggio in circolo degli zuccheri introdotti con il cibo. Infine, applicato per via topica, sembra avere un intenso effetto drenante, utile per contrastare il ristagno dei liquidi in eccesso tipico dei tessuti cellulitici.

I Polifenoli negli Energy Drinks

I polifenoli tipici del tè verde hanno mostrato attività protettiva nei confronti dei fenomeni ossidativi, stimolando la produzione di attività per enzimi antiossidanti e detossificanti nell’intestino tenue, nel fegato e nei polmoni. Sono in grado di eliminare specie reattive dell’ossigeno (ROS), attività svolta prevalentemente dall’epigallocatechina gallata. I ROS producono danni alle cellule accelerando il processo di invecchiamento e lo sviluppo di patologie cronico – degenerative e i polifenoli agiscono da radical scavengers, favorendola loro cattura grazie al potere chelante. L’azione delle catechine per la rimozione di radicali liberi si manifesta nell’eliminazione di molecole come radicali anionici superossidi e idrossilici, specie reattive dell’ossigeno in grado di indurre i danni del DNA e ad altre strutture cellulari. Inoltre, le catechine reagiscono con i radicali perossidi ed in questo modo interrompono la catena di reazioni che porta alla perossidazione lipidica.

Le catechine entrano in circolo dopo circa due ore dall’assunzione di tè verde, hanno un’emivita di circa 5 ore e vengono secrete con le urine nel giro di 7/9 ore.

L-teanina

L’effetto antistress, ansiolitico e rilassante della L-teanina deriva dall’attività dell’acido L-glutammico, precursore del GABA, o acido gamma-aminobutirrico, un neurotrasmettitore ad azione inibitoria che promuove la sensazione di rilassamento. La L-teanina è assorbita rapidamente a livello intestinale e distribuita nei tessuti, oltrepassa la barriera emato-encefalica, incrementando i livelli di GABA e ricreando così il cosiddetto “senso di benessere”. Declina gradualmente nel corso delle 24 ore successive all’assunzione. Non è chiaro il suo effetto inibitorio o stimolatorio sul rilascio di serotonina, che verrebbe modulato a seconda delle situazioni; più certa appare invece la capacità della L-teanina di favorire il rilascio di dopamina. L’effetto sedativo della L-teanina è in grado di contrastare le proprietà eccitatorie della caffeina presente nel o in altri alimenti (guaranà, mate, cola, caffè ecc.).

Le Droghe Adattogene negli Energy Drinks

Ginseng

Panax ginseng è una droga adattogena, in grado, cioè, di aumentare la resistenza dell’organismo e la capacità di adattarsi agli stimoli dell’ambiente circostante, agendo sul sistema endocrino e sul sistema nervoso centrale, generando un’attività immunomodulante, un’azione afrodisiaca, un’azione sulla performance cognitiva e fisica ed effetti sul metabolismo glucidico e lipidico.

L’attività adattogena di questo estratto vegetale negli energy drinks è quindi una conseguenza fisiologica delll’azione esercitata sul sistema endocrino. Dopo l’assunzione di ginseng si ha l’aumento di ACTH, ormone adrenocorticotropo, conosciuto anche come corticotropina, da parte dell’ipofisi anteriore, altrimenti nota come adenoipofisi. L’ACTH ha come bersaglio la zona corticale della ghiandola surrenale e stimola la secrezione di cortisolo da parte della corticale del surrene, direttamente coinvolto nel meccanismo di difesa contro stress e fatica. Il cortisolo si lega ai recettori dei glucocorticoidi inducendo effetti come aumento della gluconeogenesi, della lipolisi ed effetti pressori. Il picco massimo di corticotropina si raggiunge dopo 60 minuti dalla somministrazione di ginseng ed il ginsenoside più attivo sembra essere l’Rg1. Il miglioramento della memoria, della capacità di apprendimento, dell’attenzione e del tono dell’umore è generato dall’effetto che il ginseng ha sul sistema nervoso centrale causato dal ginsenoside Rb1, in quanto aumenta l’attività elettrica delle cellule della corteccia cerebrale. Inoltre, sembra avere azione antidepressiva, in quanto è in grado di inibire la ricaptazione dei diversi neurotrasmettitori, tra cui noradrenalina, serotonina, dopamina, glutammato e Gaba, ma in questo caso il ginsenoside coinvolto è l’Rd. I ginsenosidi possono anche modulare l’attività dopaminergica, a livello dei recettori per la dopamina sia presinaptici che postsinaptici, in parte dovuta all’inibizione sull’enzima tirosina-idrossilasi, che catalizza la conversione della L-tirosina a dopamina.

Rodiola

Un ulteriore estratto vegetale con proprietà adattogena è quello di Rhodiola rosea, specie a cui da migliaia di anni viene attribuita la capacità di mantenere la salute, la vitalità, la longevità e il vigore dell’organismo umano. In Russia e Svezia veniva somministrata sotto forma di tè e infusi per curare le malattie da raffreddamento, migliorare lo stato fisico da affaticamento e stress, depressione e malori causati da alta quota. Anche i manuali medici tedeschi hanno preso in considerazione le virtù medicinali di Rhodiola rosea, così come la Farmacopea Francese ed Inglese.

I primi studi sulla pianta sono stati deludenti, probabilmente perché l’attenzione era stata posta sul salidroside, mentre è la rosavina ad avere i meriti dell’attività adattogena.

L’attività farmacologica emersa da vari studi condotti sia sull’uomo che sugli animali sono riassumibili in effetti:

  • adattogeni
  • cardioprotettivi
  • antiossidanti
  • stimolanti il sistema nervoso centrale con effetti su funzioni cognitive come attenzione e memoria
  • antifatica
  • antidepressivo e ansiolitico
  • normalizzante del sistema endocrino.

La capacità di stimolare l’attività mentale e migliorare la concentrazione, la lucidità e il potenziale mnemonico, dipende dalla rosavina, la quale aumenta i livelli plasmatici di beta endorfine, aiutando ad attenuare le modificazioni ormonali che si verificano nel corso dello stress psico-fisico. Sembra anche che la Rodiola inibisca l’enzima catecol-O-metil-transferasi (COMT) che catabolizza la serotonina e la dopamina a sostanze inattive, aumentando in tal modo i livelli intracerebrali di questi neurotrasmettitori ad azione antidepressiva e psicostimolante.

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Dott.ssa Ambra Centra

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